Scritto da Claudio Gioacchini
Un giocatore di tennis acquisisce una grande forza mentale e annulla la classica "ansia da prestazione" quando prende consapevolezza dei propri mezzi e la smette di cercare scuse o giustificazioni alle proprie sconfitte e ai propri errori anche a costo di accettare le sconfitte più dolorose.
In un film della serie Rocky si faceva riferimento agli “occhi della tigre”. Questi occhi puoi vederli solo nei tennisti che hanno smesso di cercare scuse e iniziano a prendersi la responsabilità del loro destino.
Anzi, non solo è necessario "non cercare scuse", ma occorre anche andare oltre e fingere che non ne esistano, anche nei casi in cui sarebbe davvero legittimo accollare la responsabilità dell’insuccesso a fattori esterni.
Questo tipo di atteggiamento aumenterà di sicuro la tempera del giocatore.
Abbiamo tutti le nostre difese naturali per far fronte a paure inutili, preoccupazioni o esitazioni; tali difese riescono a trovare per ogni cosa, una giustificazione.
I giocatori, però, devono prendersi la responsabilità delle loro performance ed entrare in una nuova dimensione di efficienza e capire che la "scusa" non deve avere posto nel cuore e nella mente del guerriero.
Invece di impegnarsi a scoprire una nuova strategia per scovare una nuova giustificazione, devono solo rimboccarsi le maniche e rimuovere ogni scusante e giustificazione che possa farli sentire meglio nel breve termine, ma che non offre alcuna speranza per la crescita a lungo termine.
Il gioco delle colpe
Quante volte hai sentito un giocatore sconfitto lasciare il campo ed offrire spiegazioni (tra l’altro, non richieste) per giustificare la sua sconfitta? Come ci si sente dopo aver appena giocato la migliore partita degli ultimi mesi? Forse anche tu hai l'abitudine di giustificare le tue sconfitte?
Le scuse più familiari comprendono tempo pessimo (vento, sole accecante, ecc.), grip scivoloso, scarpe strette, infortuni vari, mancanza di allenamento, superficie non gradita, chiamate discutibili, o semplicemente sfortuna. Spesso i giocatori di tennis di tutti i livelli si impegnano in questa ricerca di giustificazioni, ma i veri campioni rifiutano la possibilità di cercare responsabilità ancora maggiori delle proprie per le loro azioni e risultati.
Quando i giocatori mentalmente forti perdono, accettano la sconfitta con serenità. Ricordiamo ad esempio Marcos Baghdatis dopo la sua estenuante sconfitta al quinto set contro Andre Agassi agli US Open di diversi anni fa. Marcos avrebbe potuto giustamente lamentarsi dei suoi crampi muscolari nel quinto set, ma non ha cercato alcuna scusante. Era più determinato che mai, saltellando come un animale ferito, ma battendosi sempre il pugno sul petto e sorridendo in tutti i momenti finali della partita! Che rara e sorprendente sportività e forza interiore! Per finire ha anche dato pieno merito alla vittoria di Andre senza lamentarsi in alcun modo.
Un altro esempio recente ci viene da Rafael Nadal che ai recenti Australian Open, benché infortunato ha condotto fino alla fine la partita contro Ferrer ed in conferenza stampa, sebbene sollecitato dai giornalisti, si è rifiutato di parlare del suo infortunio ed ha reso pieno merito al suo avversario per la vittoria.







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