Nel tennis, la preparazione fisica è sicuramente molto importante anche dal punto di vista mentale. La stanchezza può portare ad un calo della concentrazione e a sconfitte non spiegabili solo dal punto di vista atletico.
Nel tennis occorre sempre avere una preparazione fisica adeguata.
Come tutti sappiamo l’incontro finisce solo quando uno dei due contendenti ne esce vincitore. Di conseguenza non sai quanto tempo starai in campo, ma devi comunque essere pronto ad affrontare una “maratona”.
Immagina il livello di preparazione fisica dei 2 tennisti per affrontare la partita che, per la cronaca, è terminata con la vittoria di Isner per 70 giochi a 68 al quinto set (6-4, 3-6, 6-7, 7-6, 70-68) ed ha anche stabilito molti altri record: 181 game complessivi, 215 ace di cui 112 di Isner; primo match negli oltre 100 anni di Wimbledon ad essere sospeso due volte per oscurità senza che piovesse.
Occorre, quindi, essere pronti ad affrontare la fatica. Spesso, una scarsa preparazione fisica può renderti timoroso anche se non sempre è così; in ogni caso non cedere mai alla stanchezza: continua a lottare come se fossi appena entrato in campo.
Hai mai notato Nadal? Soprattutto nei momenti cruciali, quando si appresta ad iniziare il gioco di risposta salta come un grillo a destra e sinistra anche (e soprattutto) se sta giocando il quinto set: è un messaggio esplicito per l’avversario.
Di solito, però, i giocatori di molte partite dei tornei dello slam che arrivano al quinto set appaiono visibilmente provati dalla stanchezza; se questo accade ai tennisti ai vertici mondiali, immagina quanto la preparazione fisica possa essere problematica per i tennisti di club.
La sicurezza prima di tutto
È essenziale conoscere il proprio corpo e la propria condizione fisica ben prima di qualsiasi attività sportiva. È sempre opportuno essere sotto controllo medico (tant’è vero che per l’attività agonistica, ma anche in ogni tennis club, dovrebbe essere richiesto l’apposito certificato) specialmente se si intendono giocare partite al caldo, che può rivelarsi una condizione molto pericolosa. In ogni caso, quando si riscontrano forti dolori, mal di testa, vomito, incapacità di sudare, o altri segnali di pericolo è sempre opportuno smettere di giocare immediatamente.
Comunque anche senza arrivare a situazioni di pericolo, la fatica, di solito, si presenta in una varietà di modi anche nei tennisti con adeguata preparazione fisica. I segni che il corpo è affaticato includono maggiore difficoltà di respirazione, movimenti più lenti, dolori muscolari, visione ridotta e tempi di reazione più lenti, per citarne solo alcuni.
Calo della concentrazione
La cosa più rischiosa per il proprio tennis, e per il proprio ego, è perdere la concentrazione quando si è stanchi. La mente può vagare dappertutto quando il corpo da segnali di stanchezza.
Questo è, in parte, dovuto alla relazione tra livello di intensità e di attenzione, per cui un focus meno disciplinato permette a molte distrazioni di intromettersi, abbassando drasticamente l’attenzione. In tali situazioni, al contrario, sarebbe necessario raccogliere le ultime energie e non sprecarle in inutili e dannosi diversivi, causati dal corpo e dalla mente affaticati.
Scritto da Claudio Gioacchini
Il raggiungimento dei risultati passa necessariamente attraverso il miglioramento della performance che deriva da talento, abilità fisiche, allenamento, applicazione ed abilità mentali.
L’allenamento mentale ha lo scopo di ricercare sistemi per aiutare i giocatori ad avere nelle partite un vantaggio mentale. Questo vantaggio può essere ottenuto attraverso una varietà di tecniche e strategie, e comprende anche l'adattamento alle diverse situazioni che si presentano.
Ma mentre ci sono parecchi principi e parecchie lezioni da imparare e perfezionare, c'è anche qualcosa di molto più “alla base” che separa il buon giocatore dal campione.
Che tu sia un agonista, un allenatore o un giocatore “della domenica”, l’ atteggiamento è essenziale per il successo. Prima di discutere di questo più in dettaglio, vediamo un modello molto semplice utilizzabile specificamente per i giocatori di tennis:
|
Talento e abilità fisiche |
+ |
Lavoro duro/ Applicazione/ Disciplina |
+ |
Abilità Mentali |
= |
Performance |
-> |
Risultati |
Il talento e le abilità fisiche rappresentano la tua innata capacità e ciò che hai acquisito in anni di apprendimento. Questo fattore è relativamente stabile e cambia lentamente nel tempo. Per migliorarlo potresti entrare in una macchina del tempo e scegliere genitori più atletici, prendere più lezioni, o giocare più partite. Il talento è certamente importante, ma non abbastanza. La storia è piena di fallimenti di giocatori di talento. Ai più alti livelli tutti hanno un enorme talento.
Lavoro duro, applicazione e disciplina sono le forze più controllabili perché derivano dalla forza di volontà. Questi elementi combinati con il talento e con le giuste abilità mentali sono in grado di produrre prestazioni incredibili. Senza sudore e senza motivazione non potresti che fare piccoli progressi. La tua capacità di fare pratica ed impegnarti nell'allenamento e di rimanere sempre motivati è la chiave di tutto.
Di Claudio Gioacchino
Piccolo manuale di psicologia dello sport che definisce 10 regole pratiche di allenamento mentale (mental training) per migliorare la concentrazione e la giusta attenzione ed ha lo scopo di rendere queste abilità delle ”abitudini”.
Questo articolo è la naturale prosecuzione di “Entrare in trance agonistica” in cui si parla di psicologia dello sport e quindi di mental training (ovvero allenamento mentale); si definisce, quindi, a livello teorico la concentrazione efficace, il controllo dell’attenzione, l’attenzione selettiva, ecc.
Qui si entra invece nel pratico e si espongono 10 regole pratiche per migliorare il controllo dell’attenzione ed entrare in trance agonistica (focus trance) più spesso.

Nel tennis, l’allenamento deve prevedere una fase di preparazione fisica e tecnica, dalla quale non si può prescindere. La preparazione di un torneo o di una partita specifica deve prevedere necessariamente la preparazione mentale. Non è possibile eliminare la naturale pressione competitiva ma occorre abituarsi a valutare gli eventi stressanti in modo che l'emozione provata sia "positiva”.
Affrontare una partita di tennis (specialmente un match “ufficiale” ma in misura più lieve anche la classica partita tra amici) è uno dei sistemi migliori per metterti sotto pressione. Questo sport è
così competitivo ed imprevedibile che la gestione dei momenti di crisi non è un eccezione ma è la regola.
Nel tennis, una preparazione fisica e tecnica adeguata sicuramente aiutano il tennista a gestire la pressione, migliorare la concentrazione, e ad alzare il livello del proprio gioco.
Però, la mancanza di prontezza e di abitudine a gestire alcune situazioni (in altre parole la cattiva preparazione mentale) può travolgere l'ignara vittima, e portarla al panico o ad un senso di soffocamento o rabbia.
Come è possibile prepararsi al meglio per gestire l'incertezza e la pressione, situazioni così comuni nel tennis? Alla giusta ed ovvia preparazione fisica e tecnica si deve aggiungere una attenta preparazione mentale dell’incontro.
Pensa ai top player che partecipano agli Open di Francia o a Wimbledon e alla pressione che devono gestire partecipando a questi grandi tornei. Il lavoro di preparazione comincia molto prima degli allenamenti “on-site” perché loro stessi si rendono conto dell'importanza del torneo. Gli spettatori, l’ambiente in genere, l’attenzione dei media, i punti per la classifica, sono inutili distrazioni che possono addirittura aumentare la già grande pressione a cui sono sottoposti.
Scritto da Claudio Gioacchini
Un giocatore di tennis acquisisce una grande forza mentale e annulla la classica "ansia da prestazione" quando prende consapevolezza dei propri mezzi e la smette di cercare scuse o giustificazioni alle proprie sconfitte e ai propri errori anche a costo di accettare le sconfitte più dolorose.
In un film della serie Rocky si faceva riferimento agli “occhi della tigre”. Questi occhi puoi vederli solo nei tennisti che hanno smesso di cercare scuse e iniziano a prendersi la responsabilità del loro destino.
Anzi, non solo è necessario "non cercare scuse", ma occorre anche andare oltre e fingere che non ne esistano, anche nei casi in cui sarebbe davvero legittimo accollare la responsabilità dell’insuccesso a fattori esterni.
Questo tipo di atteggiamento aumenterà di sicuro la tempera del giocatore.
Abbiamo tutti le nostre difese naturali per far fronte a paure inutili, preoccupazioni o esitazioni; tali difese riescono a trovare per ogni cosa, una giustificazione.
I giocatori, però, devono prendersi la responsabilità delle loro performance ed entrare in una nuova dimensione di efficienza e capire che la "scusa" non deve avere posto nel cuore e nella mente del guerriero.
Invece di impegnarsi a scoprire una nuova strategia per scovare una nuova giustificazione, devono solo rimboccarsi le maniche e rimuovere ogni scusante e giustificazione che possa farli sentire meglio nel breve termine, ma che non offre alcuna speranza per la crescita a lungo termine.







 (Copia).jpg)